L’alfabeto (perso) delle emozioni… e i bambini supereroi

Le nuove tecnologie hanno portato molta comodità e tante opportunità relazionali impensabili solo un decennio fa.
Se un bambino ha un papà che lavora lontano da casa per più giorni, grazie a Skype può rimanere in contatto con lui e vederne l’immagine quando vuole praticamente a costo zero.
In una classe dotata di LIM (Lavagna Interattiva Multimediale) un’insegnante può prendere per mano il proprio gruppo classe e virtualmente connetterlo con il mondo intero, mostrare in tempo reale ciò che vent’anni fa avrebbe richiesto ore e ore di ricerca bibliografica.
Allo stesso tempo però ai bambini, si propone di crescere e vivere in un mondo in cui la virtualità ha preso il posto delle realtà, in cui diventa più facile comunicare con soggetti che stanno dall’altra parte di un terminale digitale piuttosto che al proprio fianco.
I bambini sono i nativi digitali sviluppando competenze tecniche che erano impensabili per i bambini delle generazioni passate. Questo ha favorito lo sviluppo di skill logico e matematiche, ma ha probabilmente diminuito le loro competenze più vicine al mondo delle emozioni e relazioni. A risentirne sono certamente le loro abilità prosociali.
Le difficoltà emergono in tutti i campi dalla relazione tra pari, alla comunicazione con persone reali e in contesti reali, alla mancata consapevolezza del loro corpo. Ne deriva una sorta di “ analfabetismo” su più fonti , a partire da quello corporeo. Quest’ultima è messa in serie difficoltà dall’intensificazione delle esperienze schermo-mediate che invadono il loro tempo libero. Se trent’anni fa, o anche meno.
I bambini trascorrevano gran parte del proprio tempo giocando con i coetanei, spesso all’aperto e coinvolti in attività centrate sul movimento del corpo, oggi sempre più spesso vivono in spazi chiusi, sostando per lungo tempo di fronte a schermi con cui interagiscono ( nella migliore delle ipotesi) o dai quali si lasciano addomesticare, ipnotizzati da sequenze in movimento e da stimoli carichi di sensazioni ed emozioni molto intense.
Seguiamo quattro semplici tappe iniziali per capire qual è lo stile educativo in cui ti rivedi:
1. Stile iperprotettivo. Questo stile iperprotettivo ha delle caratteristiche simili a quello iperansioso, però anziché stare in ansia per l’incolumità fisica del bambino, in questo caso il genitore si preoccupa dell’incolumità emotiva in modo eccessivo.
2. Stile ipercritico. Questo stile educativo è caratterizzato dalla tendenza a notare ed ingigantire gli errori e i difetti commessi dal bambino.
3. Stile perfezionistico. È tipico di quei genitori che considerano sbagliato tutto ciò che non è perfetto al cento per cento, in quanto esigono, dai propri figli, livelli di prestazione molto elevata, senza essere abbastanza oggettivi nel considerare quali siano le difficoltà del compito.
4. Stile incoerente. I genitori che presentano questo stile tendono a gratificare o a punire il bambino a seconda del loro umore anziché in base all’adeguatezza o meno del comportamento.
“… Ovviamente nessun percorso è una risposta al problema. Ma data la crisi che i bambini si trovano a fronteggiare, e data la speranza alimentata dai percorsi di alfabetizzazione emozionale, non dovremmo, ora più che mai, insegnare ad ogni bambino queste abilità, che sono essenziali per la vita? E se non ora, quando? (Goleman, 1996)”
