Le ossessioni sono idee, pensieri, impulsi o immagini che insorgono improvvisamente nella mente e che vengono percepiti come:
Esempi di ossessioni sono pensieri come: “Potrei infettarmi con il virus Hiv se tocco la porta del bagno della discoteca”, “Non devo pensare al nome delle persone a cui voglio bene in ospedale, altrimenti potrebbero ammalarsi”, “Se non controllo che tutti i file siano chiusi, qualcosa di brutto accadrà”, “ Potrei dire qualcosa di brutto senza accorgermene”.
Tali pensieri intrusivi sono ricorrenti (ovvero si ripresentano alla mente con frequenza) e/o persistenti (ovvero occupano la mente in modo duraturo e continuo).
La persona con Disturbo Ossessivo Compulsivo vive con sofferenza e disagio la presenza di questi pensieri.
La seconda grande categoria di sintomi include le compulsioni (o rituali). Consistono in azioni mentali e comportamentali che si manifestano in risposta alle ossessioni e che ne rappresentano un tentativo di soluzione; di solito sono seguite da un senso sollievo dal disagio causato dalle ossessioni, seppure un sollievo solo temporaneo.
Ad esempio, disinfettare le mani con Amuchina come risposta all’ossessione “le mie mani sono piene di germi pericolosi”, è un tentativo di allontanare il problema della percepita o temuta contaminazione; evitare di toccare le maniglie delle porte o portare i guanti rappresentano un tentativo di prevenire la ricomparsa del pensiero di essere contaminato. Ancora, fare un preghiera in risposta all’ossessione “ho pensato un numero che porta male”, rappresenta un tentativo di rassicurarsi circa il timore che possa per propria responsabilità accadere qualcosa di negativo per sé o per altri.
Chi soffre del disturbo di solito nasconde le proprie preoccupazioni: percepisce i suoi comportamenti e pensieri come assurdi e inquietanti, motivo per cui se ne vergogna.
Espressioni frequenti in chi soffre di Disturbo Compulsivo sono: “Non capisco perché mi comporto in questo modo”, “Forse sto diventando matto!” o “Se le persone sapessero che ho questi pensieri mi prenderebbero per pazzo!”.
La terapia cognitivo-comportamentale è finalizzata a breve termine a ridurre la quantità e la frequenza dei sintomi e, più a lungo termine, a rendere il soggetto meno vulnerabile ai temi e ai meccanismi cognitivi che hanno contribuito alla genesi e al mantenimento del disturbo.
La terapia cognitivo-comportamentale negli studi di esito appare superiore a qualsiasi altra forma di trattamento psicoterapico, se si considera la riduzione della sintomatologia, la stabilità del cambiamento, gli effetti collaterali, il rapporto costi-benefici e il miglioramento clinico.
Nel confronto con la terapia farmacologica il trattamento cognitivo-comportamentale risulta avere un’efficacia confrontabile a breve e medio termine, ma il vantaggio sembra essere nella stabilità del cambiamento (minori tassi di ricaduta) e nei minori effetti collaterali.
Il disturbo nei film e nei libri
– Detective Monk: è una serie tv americana che ha come protagonista un detective affetto da un’ampia varietà di sintomi ossessivi.
– Qualcosa è cambiato: è un film del 1997 il cui protagonista, Jack Nicholson, è affetto da DOC e nel quale si intuisce molto bene la fatica emotiva ed esistenziale causata da questo disturbo.
– Toc, di Nathalie Ours: il romanzo, con una pre-adolescente affetta da DOC come protagonista,