Perduta-mente . Alzheimer : non bendiamo gli occhi. Chiediamo aiuto.

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 Alzheimer : IMPARIAMO A CHIEDERE AIUTO

 

L’Alzheimer è la malattia del silenzio, è complessa lei. Ci pone davanti a valutazioni, dubbi, quesiti e perplessità ogni giorno e per la quale, non esistono ancora delle risposte certe. La ricerca è in fermento e, quasi ogni giorno, vengono pubblicati articoli scientifici che, in tutto il mondo, riescono a gettare luci e ad aprire nuovi spiragli sulle caratteristiche neurobiologiche, comportamentali e sugli aspetti sociali di questa condizione che da oltre 100 anni continua a far discutere scienziati, clinici e familiari.

Quando si ha a che fare con un malato di Alzheimer, tutto il nucleo familiare ne risente, ogni ruolo, ogni routine, ogni abitudine deve essere rivista; è raro che tutti i membri si occupino del malato in egual misura ma è invece più frequente che in maniera più o meno esplicita, venga “eletto” un caregiver principale; spesso è il malato stesso che lo sceglie, quando è ancora in pieno possesso delle sue abilità cognitive.

È importante in ogni caso evitare che il caregiver da principale diventi l’unico poiché va da sé l’immaginare quanto sia oneroso per una sola persona occuparsi di una simile situazione.

L’onere che ne deriva è sia di tipo economico, accudire un malato di Alzheimer prevede infatti costi elevati, e sia di tipo emotivo-relazionale, non dimentichiamo che il malato è pur sempre un familiare e ben presto anche il più disinformato in materia verrà a conoscenza del fatto che la malattia progredisce. E il primo passo del caregiver è chiedere aiuto.

Per chi si trova già, in questo momento, ad assisteste il proprio caro, stiliamo alcuni consigli per una buona qualità della vita.

 

  • Per prima cosa diagnosticare una forma di demenza allo stadio iniziale è molto importante. Aiuta a chiarire subito la situazione e a pianificare tempestivamente i passi successivi: avviare una terapia, elaborare un piano di assistenza, riorganizzare le giornate e prendere decisioni importanti

 

  • Oggigiorno un’ampia gamma di mezzi terapeutici migliora la qualità della vita dei malati di demenza e dei familiari curanti. Accanto ai trattamenti farmacologici sono fondamentali le terapie non farmacologiche, soprattutto per i sintomi collaterali alla demenza.

 

  • La scelta della forma o del contenuto della terapia, di gruppo o individuale, deve tenere conto del singolo paziente, delle sue preferenze e dello stadio della malattia ed essere affiancata da servizi di consulenza ai parenti. Inoltre è opportuno accompagnare il malato nelle attività quotidiane per aiutarlo a restare attivo e sentirsi utile. La scelta della terapia migliore se la malattia è ad uno stadio iniziale deve essere redatta e stilata da Geriatra/Neurologo e dal Neuropsicologo.

In fasi iniziali, si consigliano terapia singole, che si adattano al nostro caro sia nel contenuto che nella forma attraverso le  linee guida redatte dal ministero della salute .

 

  • Oltre alla diagnosi precoce e al trattamento medico, e alle terapie non farmacologiche, per le persone affette da demenza sono fondamentali le misure psicosociali. Come le offerte integrate di attività, sostegno e assistenza che migliorano la qualità della vita dei pazienti, dei familiari e di coloro che per essi si prodigano quotidianamente.

Cosa faccio dopo che ho avuto la diagnosi?

  • Non abbattersi, e chiedere aiuto,consigli e suggerimenti
  • Chiedere consiglio al medico o al neuropsicologo  sulle terapie  non farmacologiche
  • Consultare le associazioni di volontariato attivo sul territorio
  • Eseguire una buona stimolazione cognitiva
  • Consultare i servizi sociali

 

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